Finalmente la pioggia è giunta a ristorare le terre dell’albese: il tintinnare cantilenante delle gocce che si schiantano al suolo rende ancora più dolce il trascorrere di questa tranquilla domenica, avvolta in un panorama plumbeo, più autunnale che di pieno inverno,  al quale, in vero, il mio occhio non si è ancora abituato. Concedo alla mia Fiat 500 un pomeriggio pigro, in garage, mentre mi dedico a qualche buona lettura.

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In particolare, colgo l’occasione per tirare fuori dalla libreria una delle più importanti opere moderne dell’enologia, nata in Italia, ma che è un patrimonio di tutta l’umanità: “L’ampelografia universale storica”.
Un trattato in tre tomi, che conta complessivamente poco meno di 1500 pagine, stampato in un formato gigante, oggi del tutto atipico rispetto ai classici libri a cui siamo abituati, realizzato su una carta spessa, molto piacevole al tatto, curato in ogni minimo dettaglio, quasi fosse un antico manoscritto miniato di qualche secolo fa. Un’opera preziosa, che non poteva sfuggire alla mia collezione di libri e documenti dedicati al mondo del vino e della viticoltura.

Ma cosa contiene un’opera così imponente?

L’Ampelografia, innanzitutto, per definizione è la scienza che si occupa di individuare, denominare e classificare le varietà della vite, analizzando e descrivendo  le caratteristiche peculiari della pianta, la morfologia e la fenologia di sviluppo, le qualità del grappolo. Nei tre tomi sono, quindi, classificati e rappresentati i vitigni conosciuti a livello globale… senza scendere in dettagli numerici, è facile comunque per ognuno darsi ragione del notevole sviluppo  del trattato.
Ma l’Ampelografia universale è anche  “storica”, in quanto si propone come una sintesi di tutti gli studi compiuti nel tempo riguardo tale branca scientifica: dalle prime classificazioni del 1300 ad opera del bolognese Pietro de Crescenzi, fino all’Ampélographie di Pierre Viala e Victor Vermorel, edita in sette volumi tra il 1901 ed il 1910, senza dimenticare le pubblicazioni del piemontese Giuseppe dei Conti di Rovasenda e di Giorgio Gallesio, autore della celebre Pomona Italiana.

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Di ogni vitigno, oltre a scoprire peculiarità produttive e fisiologiche, nonché aspetti storici tra cui sinonimi ed appellativi locali, è possibile osservare le stupende litografie, forse meno scientificamente rappresentative rispetto alle moderne tecnologie fotografiche, ma con un fascino che rende più giustizia alla cultura ed alla tradizione enologica che ha accompagnato nel tempo l’evoluzione degli studi ampelografici.
Continuo a sfogliare con curiosità ed ammirazione le pagine, cogliendo informazioni che mi erano ancora sconosciute e soffermandomi nella scoperta di vitigni di cui mai avevo sentito il nome.
Un’opera che consiglio a tutti gli appassionati di enologia e di arte, il cui valore è davvero  molto più grande e duraturo di qualsiasi altro libro!