Complice la prolungata e calda “estate di San Martino” 2015, ho sfruttato questo domenica mattina per un tranquillo viaggio di relax in 500: meta vicina, non più di 10 Km percorsi, ma durante i quali ho potuto apprezzare i meravigliosi scorci del paese di Diano d’Alba, per poi concludere con una degustazione dei migliori vini Diano DOCG!

Imboccata la strada che da Alba conduce verso l’alta Langa, una serie di tornanti ha costretto la mia compagna di viaggio ad una scalata piuttosto affannosa, in continui cambiar di marcia tra la seconda e la terza, intercalati dalla mitica doppietta. Per chi non fosse cinquecentista, la “doppietta” è quello strano breve colpo di acceleratore che si può riconoscere al momento della scalata e che facilita l’inserimento della marcia più bassa o di quella successiva.

 

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Dopo pochi chilometri, mi si è manifestata l’amenità dei versanti collinari protesi verso il fiume Tanaro lungo i quali si snoda la statale, caratterizzati dalla presenza di formazioni rocciose a tratti così scoscese da essere quasi verticali e denominate Rocche. I Liguri, antichi e valenti cacciatori, erano soliti spingersi nella zona attratti dalla particolare ricchezza della fauna; in seguito furono i Romani, insediati nella vicina Alba pompeja, a riconoscere la particolare fecondità del territorio, tanto da elevare i boschi locali a luoghi sacri dedicati al culto della Dea Diana. Ancora oggi è possibile trovare testimonianza tangibile di queste antiche usanze: poche decine di metri prima della porta del paese, scavata nel fianco della Rocca su cui si erge il borgo, esiste una piccola edicola intitolata originariamente alla Dea Diana e successivamente, da fine Ottocento, a Santa Lucia.

 

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Siamo giunti, infine, nel cuore storico del paese. Ancora una ripidissima salita ci porta alla piazza principale, che si sviluppa su un altopiano in cui si ergono l’imponente Chiesa Parrocchiale in stile barocco piemontese ed i ruderi del castello, edificato a cavallo del primo millennio, distrutto dai Savoia e riconvertito oggigiorno a punto panoramico di osservazione (la 500 fin quassù non può arrivare!).

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Da tale posizione privilegiata è possibile ammirare il territorio dianese: un susseguirsi quasi ininterrotto di vigneti, alternati a noccioleti sparsi, l’alveo dei torrenti Cherasca e Talloria, affluenti minori del Tanaro. La particolare conformazione geologica dei versanti, che si estendono lungo i due lati dello stesso promontorio collinare, dona loro un intenso soleggiamento, che li rende particolarmente vocati alla viticoltura. Per merito di questa peculiarità, ogni podere agricolo viene denominato “Sörì”, che in dialetto locale significa appunto “solatio”, accompagnato da un appellativo che ne ricorda qualche elemento caratterizzante.

 

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In lontananza lo skyline traguarda il Monviso e la catena alpina, ai cui piedi si staglia il complesso collinare delle Langhe e, specularmente, i declivi del Roero.

Perla enogastronomica preziosa del paese è il Dolcetto di Diano d’Alba (anche designato più semplicemente come “Diano d’Alba” o “Diano”), prodotto esclusivamente dall’uva proveniente dai vigneti del territorio comunale. Questo vino rosso, che si fregia della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), esprime un concentrato della evoluta e moderna cultura enologica del Piemonte e, allo stesso tempo, della sua anima più intima e tradizionale. Il Dolcetto, infatti, è riconosciuto come il vino della famiglia,  prediletto ad ogni pasto, vero e proprio alimento della dieta contadina, bevanda nobilitante la povera cucina di un tempo.

Opportunità privilegiata per approfondire la conoscenza del Dolcetto di Diano d’Alba è offerta dall’enoteca comunale “I Sörì di Diano”, che ha sede in un bel locale a fianco dei campetti sportivi dell’oratorio, proprio sotto la Piazza della Chiesa.

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Elegantemente ricavata in un edificio storico, l’enoteca è condotta dall’associazione che riunisce la quasi totalità dei vitivinicoltori del paese, con lo scopo di valorizzare i prodotti enologici locali ed in particolare, il Dolcetto di Diano DOCG. Qui è possibile degustare 53 diverse etichette di Diano DOCG ed entrare in diretto contatto con la storia del territorio e le peculiarità dei vini, grazie alla calorosa accoglienza, alla opportunità di essere guidati nelle degustazioni ed un’ampia disponibilità di materiale informativo.

Nel corso della degustazione comparativa di alcuni calici di Diano DOCG di differenti produttori, da me sorseggiati con molta parsimonia (la 500, ovviamente, non guida da sola!!!), il Direttore dell’enoteca comunale, dr. Massimo Bodda coglie l’occasione per darmi ancora qualche preziosa informazione sul vino del paese: “caratteristiche uniche e di eccellenza dei vini Diano d’Alba DOCG sono l’indissolubile legame con il territorio e la limitatezza della produzione: i 76 Sörì si estendono su una superficie di soli 283 ettari, dai quali ogni anno si possono ottenere non più di circa 16mila ettolitri di vino (pari approssimativamente a due milioni di bottiglie). Con un affinamento di almeno 12 mesi, il disciplinare di produzione consente la designazione del vino con la menzione “Superiore”. Inoltre, per tutti i Diano d’Alba è consentito di riportare in etichetta la denominazione del Sörì  di provenienza”.

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Ma quali sono le caratteristiche del Dolcetto di Diano d’Alba DOCG?

Seppur il nome del vitigno derivi dalla particolare dolcezza della polpa degli acini, i vini ottenuti sono fermi e decisamente secchi. Inoltre, è difficile generalizzare, perché è noto che ogni annata, ogni Sörì, ogni produttore, a volte ogni bottiglia ha una sua personalità. Però, da buon enologo albese, che ben conosce i Dolcetti (e anche le loro rogne in vinificazione!) posso provare a definire le caratteristiche del Dolcetto di Diano d’Alba nella versione più tipica: il colore tipico è rosso rubino con riflessi violacei ed all’olfatto si riconoscono sentori  fragranti e fruttati, con marcate note di ciliegia marasca, a volte mora, di confettura e delicati sentori vegetali apportati dalla modesta presenza di geraniolo.  Alcuni produttori caratterizzano i propri vini con l’affinamento in barrique, che arricchisce la struttura aromatica senza prevalere sulla complessità naturale del vitigno.  In bocca si percepiscono l’alcolicità, generalmente sostenuta,  modesta acidità ed una tannicità spiccata, talvolta spigolosa nei vini d’annata, accompagnate da un piacevole retrogusto amarognolo, peculiare caratteristica della varietà.

Abbinamento consigliato con agnolotti al plin o altri primi piatti a base di pasta ripiena di carne. Ricercato equilibrio di persistenza ed intensità gusto – olfattiva  si ottiene servendo il vino con  minestre e zuppe a base di legumi, la bagna cauda, antipasti caldi, nonché i formaggi a media stagionatura. Temperatura di servizio ottimale a 18° C; per i vini con invecchiamento in bottiglia prolungato o la tipologia Superiore è opportuna la decantazione o la stappatura con circa mezz’ora di anticipo per favorire l’ossigenazione e l’esaltazione della complessità aromatica.

E dopo questa ottima degustazione alla Cantina comunale dei Sörì , a tutti gli effetti la casa del Dolcetto di Diano d’Alba DOCG, non mi è restato che raggiungere la mia fedele 500 nel parcheggio e far ritorno in garage!