Giornata impegnativa per me, la mia Fiat 500 e la nostra piccola mascotte: abbiamo, infatti, dedicato l’intera mattinata a supporto dei viticoltori impegnati nella sostituzione delle fallanze.

I profani del settore, molto probabilmente, non avranno mai sentito parlare di tale operazione, che si effettua, di norma, contemporaneamente o dopo la potatura delle viti e prima delle nevicate invernali. Dal punto di vista pratico consiste nell’impiantare nuove piantine in un vigneto già costituito, in modo da rimpiazzare quelle che sono seccate nel corso dell’annata precedente o che hanno subito l’espianto per ragioni agronomiche.

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“Perché una vite dovrebbe morire od essere sradicata?” questa la domanda che mi viene più spesso rivolta dai non addetti ai lavori, quando si discute di tale pratica.

In realtà, anche se il ciclo produttivo di una vite può essere molto lungo, in media 30-35 anni ed oltre, possono verificarsi numerosi eventi che ne determinano la morte precoce: facile comprendere come le operazioni meccaniche, al pari dell’irruzione in vigneto di animali selvatici (cinghiali e daini, in particolare), possa saltuariamente provocare la rottura irreparabile del ceppo, causando il disseccamento della pianta.

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Ma non solo. Nell’ultimo decennio, infatti, una temibile patologia denominata Flavescenza dorata sta causando gravissimi danni ai vigneti: le piante infette devono essere rapidamente espiantate in modo tale da impedire il contagio ad altre viti sane. Intervento drastico ed economicamente molto pesante, ma poco efficaci sono risultati gli strumenti di lotta alternativi, diretti a limitare il patogeno ed il suo vettore, una sorta di piccola farfalla.

L’attività in campo, di cui potete apprezzare i dettagli nelle foto, ha coinvolto un vigneto di Barbera, dai cui grappoli viene prodotto un pregiato Barbera d’Alba DOC. Ovviamente per poter realizzare l’operazione è necessario disporre preventivamente delle nuove piantine di vite, che vengono chiamate tecnicamente “barbatelle”.

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Queste presentano una conformazione molto strana agli occhi degli inesperti: le folte radici si dipartono dal portainnesto, una pianta inidonea alla fruttificazione, ma che si adatta perfettamente al terreno ed è resistente alle patologie ipogee (tra cui la fillossera), e che porta allo sommità una marza, ovvero una porzione di tralcio con 2 o 3 gemme della varietà che darà i frutti. La saldatura tra le due parti è garantita grazie alla pratica dell’innesto, che permette la costituzione di un unico individuo formato da parti di due piante distinte. La parte gommosa apicale di colore verde smeraldo è una cera che garantisce la protezione del punto di innesto, favorendo la cicatrizzazione e la saldatura delle parti vegetali.

Le barbatelle, acquistate presso un vivaio locale, risultano ovviamente della stessa varietà delle piante già presenti in vigneto, ovvero di Barbera; prima della messa a dimora, le giovani viti devono essere preparate all’impianto, mediante un drastico raccorciamento delle radici.

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Sembrerà strano ai più, ma questa è una prassi consolidata, che sprona la pianta a sviluppare un apparato radicale più forte ed attivo. Questa fase preliminare del lavoro ho avuto la cura di condurla personalmente, nel garage della mia Fiat 500, in modo da arrivare in vigneto perfettamente operativi.

Per fortuna, essendo un numero limitato le piante da sostituire nell’intero vigneto (poco meno di 25), i viticoltori hanno provveduto manualmente a scavare delle piccole fosse in corrispondenza delle vecchie viti eradicate: questo giaciglio accoglie le giovani piante che, dopo essere state accuratamente riposte secondo gli allineamenti geometrici della vigna, vengono ricoperte quasi completamente di terra fertile.

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L’inverno e le precipitazioni favoriranno il compattamento del terreno attorno alle radici, che potranno svilupparsi in primavera e dare nuovo rigoglio alle barbatelle. Una buona dose di concimazione, opportunamente fornita al risveglio vegetativo, garantirà in primavera l’attecchimento e l’adattamento delle piantine al nuovo ambiente.

L’attenzione dei viticoltori verso le giovani viti si spinge oltre: ogni barbatella viene, infatti, dotata anche di uno strano cappuccio in plastica. Questa protezione difenderà le piantine, molto tenere e fragili, dai vari agenti che possono turbarne lo sviluppo ed, in particolare, dalla voracità delle lepri ed altri piccoli animali della fauna selvatica che vanno ghiotti dei germogli.

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A lavoro concluso, oltre alla soddisfazione di aver dato nuova vita e vigore al vigneto, il mio corpo si sente pienamente ristorato dai tiepidi raggi di sole che ancora illuminano e riscaldano questo metereologicamente strano dicembre.

Mi immedesimo, per un istante, nella “mente pensante”delle giovani viti di Barbera: sono sicuro che anche loro apprezzeranno, con qualche particolare forma di sentimento vegetale, la fortuna di essere state messe a dimora in una vigna così bella, il cui orizzonte è dominato dai bellissimi paesaggi di Langa e Roero, dal fondovalle del Tanaro, dalla corona alpina.

La loro sarà una vita privilegiata: vivranno in un luogo stupendo, saranno coltivate con la massima attenzione, i propri frutti diventeranno un vino pregiato ed apprezzato, che riempirà di emozioni e di gioia i tanti che avranno il piacere di gustarlo.

Sono felice di aver scritto di queste viti, si meritano un augurio speciale… e sono certo che faranno parlare molto di sé!