Per i vignaioli che hanno già concluso la potatura delle viti, il tempo del duro lavoro in campo non è ancora terminato: infatti, buona parte delle forme di allevamento a controspalliera prevedono la realizzazione dell’operazione di legatura dei tralci fruttiferi al sistema di palificazione della vigna.

Come descritto in modo dettagliato nel post dedicato alla potatura a guyot della vite, sistema molto diffuso in Piemonte, il viticoltore interviene in vigneto realizzando un drastico sfoltimento dei tralci della pianta.

12341567_972443876155931_6584541573800854296_n

Vigneto potato secondo la forma di allevamento a Guyot, prima della legatura.

Questo allo scopo di permettere lo sviluppo di nuova vegetazione capace di portare frutto nella stagione vegetativa a venire ed evitare una  eccessiva ed incontrollata crescita della chioma. I rigidi e geometrici sistemi di palificazione ed orditura che caratterizzano i vigneti, ben visibili in tutta la loro complessità  soprattutto nella stagione fredda, fungono da sostegno e tutore di controllo della distribuzione dei tralci. Per massimizzare la loro funzionalità e rendere il più ordinato possibile lo sviluppo dei germogli, si rende necessaria la legatura del capo a frutto su uno dei fili orizzontali sostenuti dal sistema di palificazione, in genere quello più vicino al terreno.

100_7034

Capo a frutto correttamente piegato e legato.

Oltre alla funzione “estetica” rispetto allo sviluppo della chioma, la legatura permette una più omogenea distribuzione della linfa a tutti i germogli, assolvendo anche un compito fisiologico importante per il raggiungimento di livelli qualitativi costanti da parte di tutti i grappoli.

Solo i conoscitori della viticoltura o chi ha provato a realizzare personalmente tale operazione si rende conto pienamente della difficoltà operativa: il tralcio lignificato della vite, in piena fase di dormienza ed irrigidito dal freddo dell’inverno, risulta molto delicato, fragile.

100_7035

Un movimento brusco od un tentativo non sufficientemente esperto di modificarne il naturale portamento può causarne la rottura o determinare serie lesioni ai vasi vascolari. Danni che, come è facile intuire, si possono tradurre nella compromissione pressoché totale della capacità produttiva della pianta.

E così, come nel caso della potatura, anche la pratica della legatura dei tralci non è un’operazione banale: è necessaria esperienza, cura, attenzione costante nello svolgimento del lavoro, sensibilità nel cogliere la sofferenza della pianta ed il limite massimo di sollecitazione che il tralcio può sopportare.

Essere vignaiolo è più che un lavoro: serve passione, esperienza, amore per le viti!