Winetour in Langa & Roero

Un caffé a Grinzane Cavour

Un’altra bellissima giornata di sole, nonostante la temperatura notturna sia, finalmente, prossima agli 0 gradi.
Pausa pranzo tranquilla, il cellulare stranamente non suona. Un giovedì di straordinaria quiete.
Ma è normale, oramai i travasi post svinatura sono finiti, i vini rossi stanno attendendo in vasca di completare la fermentazione malolattica (per i più curiosi, prometto un approfondimento ad hoc sul tema).
Posso concedermi un caffè al bar invece della più sbrigativa moka domestica… e la scusa è ghiotta per un breve tour in 500 prima di tornare affaccendato nella routine del lavoro!
Oggi la mia automobile singhiozza un po’ all’avvio: con il freddo, bisogna trovare la giusta combinazione tra la leva che comanda l’avviamento e quella che regola l’aria. Non stupitevi: il vecchio cinquino, infatti, non si mette in moto semplicemente girando la chiave!
Accendere una 500 è quasi un rituale: prima si inserisce la chiave e la si ruota nella posizione idonea per dare corrente, quindi, ma solo nei modelli più accessoriati, come la mia “L” (tale sigla, infatti, è l’acronimo di 500 lusso) si disattiva il bloccasterzo con un lieve movimento del volante.
Poi si tira leggermente la leva dell’aria verso l’alto, ma senza portarla a fine corsa. È la volta, infine, di quella di destra, che comanda il meccanismo di avviamento. Il rumoroso motore prontamente risponde, beccheggia, borbotta sotto gli intervallati colpi di acceleratore che lo portano su di giri.

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Ripeto una, due volte l’avvio fino a quando il bicilindrico non raggiunge quella minima temperatura che stabilizza il sistema. Con “l’aria tirata” si altera la combustione e presto il microclima del garage (chiara definizione di derivazione agronomica!!!) si riempie di quel classico profumo di benzina ed olio bruciato, che nessun cinquecentista o vespista chiamerebbe olezzo o smog.
Dopo qualche centinaia di metri, la mia compagna di viaggio è pronta per condurmi senza esitazioni.
Quale meta?
Un bar in collina, con vista a picco sulle alpi e di fronte ad un castello!
Chi non conosce le Langhe penserebbe impossibile una combinazione così suggestiva. Per questo, ho deciso proprio di portarvi in un simile luogo, a Grinzane Cavour!
Da Alba saliamo lungo la strada che conduce al paese di Diano, di cui già vi ho raccontato in un recente post. Sono passati pochi giorni, ma il panorama è cambiato drasticamente: i vigneti e gli alberi, fino a qualche giorno prima ancora colorati delle calde tonalità autunnali, hanno perso quasi completamente il vestito fatto di foglie secche.
Ben visibili, alcuni sparuti e rinsecchiti grappoli, dimenticati in vendemmia, che attirano il mio attento occhio tecnico.
Giungo sul lungo rettilineo che conduce al paese famoso per il Dolcetto DOCG: l’imponente catena alpina imbiancata dalle recentissime nevicate domina l’orizzonte. I miei occhi traguardano per pochi secondi la strada, poi si soffermano ad ammirare il paesaggio.
Svolto verso destra all’incrocio che ridiscende verso il paese di Grinzane Cavour, il cui centro storico si trova adagiato su una sorta di piccolo altipiano a metà del versante collinare, ma comunque in una posizione dominante rispetto alla pianura che degrada verso il fiume Tanaro.

La continua discesa è interrotta solo da una breve sosta per immortalare le Alpi. Il sole scalda con i suoi raggi di fuoco un’atmosfera sferzata da una brezza gelida. Gli elementi cromati e le linee sinuose della carrozzeria della mia piccola autovettura brillano in un modo davvero particolare, come raramente avviene. Sembra che il sole si sforzi di emanare più energia che mai, prima delle intense perturbazioni previste.

 

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Ci rimettiamo in marcia, alcuni gruppetti di case, le cosidette “borgate”, preannunciano che stiamo entrando in paese. Un piccolo tornante e siamo nella piazza sottostante il castello di Grinzane Cavour.
Il percorso che conduce al castello è interdetto al traffico veicolare, quindi, parcheggio la 500 nella piazza centrale.

 

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L’imponente maniero, realizzato intorno alla torre antica risalente alla prima metà del secolo XI, fu residenza del grande statista Camillo Benso di Cavour. Del Conte, ben noto a tutti gli italiani per il ruolo fondamentale svolto nel delicato processo di unificazione dell’Italia, desidero ricordare anche le grandi opere compiute in materia di agricoltura e le innovazioni di cui fu promotore nel settore enologico.
Attualmente il castello ospita l’Enoteca Regionale Piemontese Cavour, la prima istituita in Regione, dove è possibile conoscere i migliori vini, grappe e prodotti gastronomici piemontesi, tra cui spiccano i blasonati Barolo e Barbaresco.
Inoltre, l’ampia struttura accoglie il Museo etnografico, con raccolte sul tartufo, la cucina, le tradizioni ed il lavoro contadino dell’epoca Seicentesca – Ottocentesca, ed il Museo dei cimeli cavouriani dedicato alla memoria storica del conte.
Il castello è sede anche di enti ed associazioni dedicate all’enogastronomia, tra cui l’Osservatorio Vino e salute e di numerosi congressi e manifestazioni a carattere locale ed internazionale, tra cui non si può non citare l’Asta mondiale del tartufo bianco d’Alba.
Da febbraio 2015 trova ospitalità nel maniero anche il blasonato ristorante di Marc Lanteri, del quale, in onestà, non ho ancora avuto occasione di provare direttamente l’eccellenza.

Risalgo in 500 e vado alla ricerca di una location valida per scattare una foto degna per questo blog: una piccola piazzola a bordo strada, mi consente di traguardare la 500 ai piedi del maniero!

 

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Per completare la visita al paese, mi dirigo verso un punto panoramico privilegiato, che si raggiunge imboccando la via che conduce alla Scuola agraria: da qui è possibile osservare il susseguirsi di creste collinari che portano ad Alba, quindi le terre più irte del Roero e, come sfondo maestoso di un quadro già di per sé di superba bellezza, la corona alpina.
L’evidente struttura che spicca sulla prima collina retrostante (nella foto, a sinistra della 500) è la Tenuta Monsordo Bernardina, di proprietà della Famiglia Ceretto, che ospita il famoso “acino”.

 

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Torno nella piazza di paese e mi concedo il caffè nel bar antistante.
Nonostante il sole invogli a proseguire in un viaggio con unica meta il relax, siamo costretti a far ritorno in garage. Proseguiamo verso il Gallo d’Alba, quindi imbocchiamo la strada pianeggiate verso la capitale delle Langhe.